LIBRO DELLA SETTIMANA:
John Williams
Principe di Galles
Scrittura pura editore
Pag. 252
Incipit:
“Bobby Ranger era seduta nel retro del taxi ad aspettare che la sua ragazza, Maria, tornasse dal Red Onion con pollo e patatine. Guardò fuori verso Caroline Street, un centinaio di metri di fish and chips e negozi che vendevano gadget militari o riviste porno, popolato a quell’ora della notte da gente molto ubriaca, intenta a imbottirsi un po’ lo stomaco, e da gente ancora più ubriaca, impegnata a svuotarselo nei canali di scolo. Eppure Bobby si sentiva a casa in Caroline Street. Un’isolata, insolente esplosione di sciatteria in una città sempre più tirata a lucido col passare dei mesi.”
Recensione:
“Principe di Galles” è un titolo un po’ ambiguo, ad un primo impatto. Si pensa che il romanzo di Williams parli di un personaggio storico o di alto lignaggio, invece leggendo ci si trova a che fare con un sottobosco cittadino animato di persone assai “particolari”. Infatti se qualcuno mi chiedesse “di cosa parla questo libro?” dovrei rispondere “di giornalisti, malavita e prostitute gallesi”. E sicuramente non colpirebbe in modo positivo un potenziale lettore… bene, se scartate “Principe di Galles” per il tema vi perdete un romanzo originale dedicato a una città poco conosciuta del Regno Unito, Cardiff.
La regina incontrastata del libro è Bobby, una pappona di colore che è stata abbandonata in un orfanotrofio e sta cercando il padre, mentre pensa a come salvare il suo business che è rimasto colpito dalla chiusura di una serie di loschi locali. Nel suo intento verrà aiutata da una bella reporter di nome Kim e da un giornalista di mezza età, Pete, che vogliono scrivere uno scoop sul suo mondo… Sinceramente è molto complicato per me fare una lista dei motivi per cui ho apprezzato “Principe di Galles”: forse in gran parte è dovuto al fatto che è ben scritto e i protagonisti, unici nel loro genere, mi hanno conquistata da subito. La casa editrice è piccolina e forse farete fatica a reperire il volume di Williams, ma vi assicuro che merita.
Andrew Mark
Le ragioni del cuore
Frassinelli
Per Jackson è difficile se non impossibile riuscire a dare una spiegazione all'amara tragedia che lo ha colpito. Di fronte all'irrazionalità e alla pesantezza del dolore, tutta la sua amata scienza non può aiutarlo. Lui, laureato in fisica, non riesce proprio più ad applicare le ferree leggi logiche su cui aveva improntato tutta la sua esistenza, e si perde. In fuga dai suoi stessi ricordi, l'uomo incontra la dolce Livy, che lo aiuterà a sciogliere a poco a poco le sue difese.
Questo romanzo parla di due persone che hanno perso l'amore della loro vita e si incontrano, quindi l'argomento è potenzialmente ultra mieloso e facilmente trasformabile un polpettone già visto. Invece Mark è riuscito a scriverne senza cadere in facili banalità e inserendo qualche brano profondo su cui ragionare. Non gli dò un voto alto, poichè a tratti mi è sembrato che il ritmo narrativo rallenti e la lettura un po' ne risente.
LIBRO DELLA SETTIMANA:
Emiliano Poddi
Tre volte invano
Instar Libri
Pag. 174
Incipit:
“Avevamo quattordici anni, ed era un’età di forme perfette. Nessuno di noi a quel tempo l’avrebbe mai detto, eppure era così, sarebbe bastato posare per terra il borsone e fermarsi davanti allo specchio del corridoio, giusto un attimo, tanto per l’allenamento era ancora presto. Sarebbe bastato osservare come la striscia verde della canottiera ti lasciava nuda una porzione di spalla, che proprio allora iniziava a curvarsi sotto la spinta del deltoide. E qualcosa del genere avveniva anche se ti mettevi giù sulle gambe, in posizione fondamentale: le cosce si arcuavano, i muscoli diventavano un fascio di corde nervose e più in basso, appena sotto l’orlo bianco dei pantaloncini, ti sembrava che queste corde si intrecciassero tra loro e andassero a comporsi nel nodo perfetto del ginocchio.”
Recensione:
“Tre volte invano” è la storia di Emiliano, un ragazzo che cresce con la passione del basket. Le sue giornate scorrono al ritmo degli allenamenti e delle partite, i suoi traguardi si chiamano finali di interzona, campionati nazionali, squadre di vertice. Non è un fenomeno, anzi, il più delle volte le partite finiscono senza che lui abbia segnato un punto. Finché un giorno, e non un giorno qualsiasi, ma quello della finale, il ragazzo fa fuori mezza difesa avversaria con una finta sola e la butta dentro. E così l’azione dopo, e quella dopo ancora. Passano i mesi, gli anni, e il ragazzo è ormai un playmaker, ha un ruolo e uno scopo nella vita…
Non pensate che questo sia un libro di formazione: le esperienze del protagonista restano “sospese”, senza tuttavia far risultare la trama manchevole o incompleta. L’autore è riuscito a esprimere l’amore profondo per uno sport, manifestando la partecipazione con una scrittura veloce e curata, decisamente originale e creativa. Ho apprezzato molto il “miscuglio” tra italiano quotidiano, slang giovanile, parole colte e termini tecnici; inoltre mi ha colpito il fatto che, nonostante la presenza di pochi dialoghi, il ritmo rimanga spedito fino all’ultima pagina. Bisognerà tenere d’occhio Emiliano Poddi, promette molto bene!
Tutto quello che volevo dirti
Martha Medeiros

TRAMA
Dopo il successo di "Lettino" Martha Medeiros pubblica un nuovo libro sui sentimenti. Attraverso delle lettere racconta le vicende di persone che non si conoscono, non vivono nella stessa città ma condividono gelosie, dispiaceri, desiderio di cambiare vita e, soprattutto, paura e solitudine. Cos'è una lettera, in fondo, se non questo: un attestato di esistenza e un tentativo di provocare una reazione?
RECENSIONE
Una lettera scritta a mano è ormai un ricordo antico. Una lettera scritta a mano è pregna di reali sentimenti, tangibili. Dall'inchiostro che la compone, alle curve di ogni lettera. E questo romanzo si basa su di una lettera. Tante lettere. Ognuna diversa dall'altra. Ognuna appartenente al cuore di una persona differente. Le lettere di questo libro raccontano le vite della gente comune. I dolori, le gioie, la rassegnazione, lo strazio, la serenità, la riconquista di sé stessi, la vendetta. Sentimenti comuni, sentimenti che logorano, riempiono, dividono. Martha Medeiros, con una fluida scrittura, mi ha condotto nell'animo umano. Nella realtà di ognuno di noi. Ho toccato la vita di tutti i mittenti, sono stata con loro mentre scrivevano la loro missiva. Questo romanzo mi ha colpito per l'originale idea di raggruppare, appunto, una serie di lettere che narrano un pezzo di vita vera. A volte mi ha commosso, altre mi ha scosso. A volte sono stata complice emotiva, altre assolutamente indignata. Voleva questo l'autrice? C'è riuscita. Non posso che dare un 10 e lode, meritevole, perchè semplice, perchè non vuole stupire, ma solo farci ricordare che la vita, a volte, è fatta di parole non dette. E lei ci insegna, in qualche modo, a tirarle fuori. Una volta per tutte.
Libro della settimana:
Alan Bennett
LA SOVRANA LETTRICE
Adelphi edizioni
Pag. 95
Incipit:
“A Windsor quella sera c’era il banchetto ufficiale, e mentre il presidente francese si affiancava a Sua Maestà la famiglia reale si schierò alle loro spalle, e la processione si avviò lentamente verso la sala Waterloo.”
Trama e commento:
Per puro accidente, la sovrana entra in contatto con una biblioteca itinerante che ferma vicino al suo castello e decide di prendere in prestito un volume. Così scopre quegli oggetti strani che sono i libri e non può più farne a meno, con ovvie conseguenze sulla vita di corte e sui programmi mondani e ufficiali a cui deve presenziare. Inoltre cerca di trasmettere il virus della lettura a chiunque incontri sul suo cammino, allarmando in tal modo il suo entourage e i servizi di sicurezza…
Alan Bennett è riuscito a confezionare un piccolo concentrato di umorismo all’inglese, leggero e divertente, ma ricco di spunti di approfondimento. Insomma “La sovrana lettrice” può essere letto a livelli diversi e, in ogni caso, si legge tutto d’un fiato. Io l’ho trovato geniale, specialmente il finale, e lo consiglio davvero a tutti!
Un assaggio:
“-Sono del parere, Maestà, che sebbene leggere non sia propriamente un fatto elitario, trasmetta un messaggio sbagliato. Direi di esclusione.- (Sir Kevin, attendente della regina – n.d.r.)
-Di esclusione? Ma non sanno leggere quasi tutti?- (regina – n.d.r.)
-Che sappiano leggere non c’è dubbio, Maestà, ma non sono sicuro che lo facciano.-
-Benissimo, Sir Kevin, allora diciamo che sto dando il buon esempio.-”
Marco Buticchi - Il vento dei demoni
Dal sito della casa editrice: "Un fantasma si aggira per la Storia, una pietra scagliata da Dio nella notte dei tempi, portatrice di morte per chiunque vi si avvicini.
Tutto ha inizio in un villaggio dell’Età dei Metalli, dove due tribù dalle consuetudini diversissime entrano in conflitto per il controllo della Pietra Sacra, nascosta in una grotta nota solo al re e sacerdote di uno dei clan. Molto tempo dopo, nella Linguadoca del Duecento, una mappa segreta che porta a una caverna nei pressi di un antico castello sarà il motivo delle avventure di un giovane musico, sullo sfondo delle guerre pontificie contro l’eresia catara. E in quello stesso posto, agli inizi degli anni ’30 del Novecento, arriva un personaggio ambiguo, il tedesco Otto Rahn, che in virtù delle sue ricerche occulte entrerà in contatto con lo stato maggiore nazista. Ma la pietra rimbalza nelle brame degli uomini di potere fino ai giorni nostri, dove è oggetto di desiderio nei luoghi in cui spira il vento dei demoni...
Ed è proprio sullo scenario odierno che riappaiono due personaggi cari al lettore di Buticchi: Oswald Breil e Sara Terracini, la cui solida amicizia potrebbe subire un’inaspettata svolta."
Il libro di Buticchi arricchisce la serie vincente, inaugurata diversi anni fa e che vede sempre i medesimi protagonisti. Nonostante ciò, il romanzo si può leggere anche come primo volume, anche se forse perde un po' smalto (il lettore si affeziona alla lunga ai personaggi di Buticchi). Io, sinceramente, ho trovato "Il vento dei demoni" troppo fantasioso... a mio parere, la Storia viene un po' stiracchiata a comodo dell'autore. Meglio i romanzi precedenti!
LIBRO DELLA SETTIMANA:
Kim Edwards
FIGLIA DEL SILENZIO
Garzanti
Pag. 412
Incipit:
“La neve aveva cominciato a cadere qualche ora prima dell’inizio del travaglio. Prima, nello spento grigiore del tardo pomeriggio, a radi fiocchi, poi con mulinelli, turbini mossi dal vento ai margini del grande portico davanti alla casa. Lui le stava accanto, nel vano della finestra: guardava le raffiche violente gonfiarsi, vorticare e posarsi al suolo. Nei dintorni si erano accese le luci e i rami degli alberi erano diventati bianchi.”
Recensione:
1964, Kentucky. Una rara e inattesa tempesta di neve colpisce la cittadina di Lexington. Le strade sono piene di pericoli, ma il dottor David Henry è deciso, prima cha sia troppo tardi, ad accompagnare all’ospedale sua moglie, Norah, che sta per partorire il suo primo figlio. David guida con prudenza, ma il tragitto è pericoloso; decide così di fermarsi allo studio medico dove esercita la sua professione di ortopedico. Con l’aiuto della sua infermiera, Caroline, nasce un bambino, Paul, ma inaspettatamente Norah partorisce anche una femminuccia, Phoebe, affetta dalla sindrome di Down. David, determinato a risparmiare a sua moglie quella che immagina come una vita di sofferenza e dolore, consegna la bambina all’infermiera e le chiede di portarla in un istituto, però non ha fatto i conti con la coscienza di Caroline…
“Figlia del silenzio” è un romanzo intimista, basato sui sentimenti e sulle riflessioni dei protagonisti: Caroline, David, Norah e Paul. Il dottore “si era sentito opprimere dalla consapevolezza che quella notte, quando aveva messo sua figlia nelle mani di Caroline Gill, era cambiato tutto. La vita era andata avanti, piena e soddisfacente, agli occhi di tutti lui era un uomo di successo: ma nei momenti più imprevedibili, durante un intervento o mentre rientrava in città, il ricordo della colpa commessa lo assaliva all’improvviso. Aveva abbandonato sua figlia. Quel segreto era come una barriera invalicabile tra lui e Norah e aveva condizionato le loro esistenze.” Penso che questo stralcio sia molto interessante e permetta di immaginare le tematiche affrontate dalla Edwards. La storia è raccontata da quattro punti di vista diversi e sicuramente tale espediente narrativo stimola la lettura, anche se il ritmo rimane un po’ lento. Nel complesso il libro mi è piaciuto, soprattutto per la capacità della scrittrice di descrivere i tormenti dell’animo umano e perché mi è parso di intravedere una speranza nel finale.
LIBRO DELLA SETTIMANA:
Jenna Blum
QUELLI CHE CI SALVARONO
Neri Pozza
Pag. 507
Come inizia:
“Il funerale è molto sentito, la chiesa luterana di New Heidelburg è stracolma in ogni ordine di posti, gli agricoltori della zona e le rispettive famiglie sono venuti a porgere l’estremo saluto a uno di loro. Siccome tutti i posti sono occupati, si allineano lungo le pareti e affollano il portico. Gli uomini hanno un’aria insolita e comica nei loro abiti scuri: non si agghindano in quel modo per le funzioni normali. Le donne, invece, sono vestite come ogni domenica, a prescindere dal tempo, con completi di gonna e maglia, collant e scarpe décolleté. Le giacche a vento, gonfie, inadeguate e segno di un imminente ritorno alle cose quotidiane della vita, sono l’unica concessione al freddo.”
“Quelli che ci salvarono” è un romanzo costruito su due livelli temporali: da un lato abbiamo la storia di Anna durante la seconda guerra mondiale in Germania e, dall’altro, la vicenda quasi attuale di Trudy e del suo difficile rapporto con il passato e con la madre. Tale gestione dell’intreccio crea vivacità e spezza la tensione drammatica quando arriva all’eccesso, senza salti bruschi o disarmonie. La Blum è riuscita in un compito destramente difficile, ossia rendere una delle parti più controverse della storia novecentesca dal punto di vista di una donna tedesca e non, come hanno fatto in tanti, dalla parte di una vittima. Anna, un personaggio complesso e realistico, ama un dottore ebreo che in seguito viene arrestato per attività sovversiva e richiuso in un campo costruito nei boschi attorno alla città; rimane incinta e inizia a lavorare in una panetteria; aiuta la titolare del negozio a nascondere del cibo per i prigionieri; è costretta a diventare l’amante di una SS per salvare se stessa e la figlioletta… è facile intuire da questi pochi cenni che “Quelli che ci salvarono” narra una storia di colpa, perdono e amore, in cui non è possibile classificare i personaggi in buoni e cattivi e dove le relazioni tra loro non sono mai semplici. La Blum descrive un passato ricco di spazi grigi con uno sguardo diretto e riesce a ritrarre i personaggi in modo sottile, ad esempio mostrando la crudeltà dell’ufficiale nazista ma anche i delicati aspetti della sua personalità. Consigliatissimo!
Un brano che mi ha colpito:
“Molti di noi sono attratti da questo periodo storico perché pensano che sia stata una guerra fra il bene assoluto e il male assoluto – attributi che si trovano molto di rado nella loro forma più pura – ed è vero. Ma non dimenticate che la storia non è semplicemente uno studio in bianco e nero. Il comportamento umano è fatto di motivazioni più profonde, e di zone d’ombra.”
LIBRO DELLA SETTIMANA:
BILL BRYSON
Una città o l’altra
Ugo Guanda editore
Pag. 277
Come inizia:
“Hammerfest in inverno è a trenta ore di pullman da Oslo, ma il motivo che spinge qualcuno ad andarci merita una certa considerazione. Si trova in capo al mondo, è la città più a nord d’Europa, dista da Londra quanto Londra da Tunisi, ed è patria di inverni rigidi e cupi dove a novembre il sole si inabissa nell’Oceano Artico per rifarsi vivo dopo dieci settimane.”
Recensione:
“Una città o l’altra” è un diario di viaggio scritto con il personalissimo stile di Bryson, nato da un vagabondaggio di alcune settimane nel vecchio continente. Non è una guida precisa sui luoghi da visitare in quella capitale o zona, bensì una raccolta di impressioni, aneddoti ed esperienze che passano dal serio all’esilarante nel giro di una manciata di righe. Un esempio dell’acume di cui sto parlando: “Mi sedetti sul water e osservai scorrere l’acqua, riflettendo sulla stranezza del fenomeno turismo. Prendi un aereo per andare in una terra a te sconosciuta, ansioso di lasciarti alle spalle tutti i confort a cui sei abituato. Poi spendi enormi quantità di tempo e di denaro nel tentativo, spesso futile, di riconquistare quei comfort che non avresti perso se te ne fossi rimasto a casa.”
Il libro è davvero divertente e insegna molto sulla cultura dei popoli con cui l’autore entra in contatto, anche se in alcuni punti risulta un po’ datato (nota: “Una città o l’altra” è stato pubblicato per la prima volta nel 1991). Questo è il secondo libro di Bryson che leggo e, come “Notizie da un’isoletta” – dedicato alla Gran Bretagna, mi ha conquistato velocemente ed è stata una lettura spassosissima. L’unica critica che posso fare a uno dei narratori che preferisco: come cavolo hai fatto a saltare l’Italia???? Non solo è la mia patria, ma è una nazione ricchissima di storia e tradizionale destinazione di tutti i Gran Tour del passato! Un punto in meno per tale mancanza, anche se sicuramente non è stata studiata con malizia.
Un assaggio:
“Una delle piccole meraviglie del mio viaggio in Europa fu scoprire che il mondo poteva essere tanto vario da originare modi diversi di fare in pratica le stesse identiche cose, tipo mangiare e bere e acquistare biglietti per il cinema. Mi affascinava come gli europei potessero essere tanto uguali tra loro – a tal punto da risultare al contempo universalmente intellettuali e cerebrali, guidare auto minuscole e vivere in piccole case di città antiche, amare il calcio, essere relativamente così poco materialisti e rispettosi delle leggi, avere alberghi con camere gelide e locali dove bere e mangiare in un’atmosfera intima e invitante – pur rimanendo così eternamente e sorprendentemente diversi. Amavo l’idea che in Europa non ci fosse nulla di definito.”

Lei che nelle foto non sorrideva
di Cinzia Bomoll
TRAMA
Una madre muta e immobile come una bambola rotta, un padre che ha più dimestichezza con i maiali che con gli esseri umani. Ester e Alice, due sorelle gemelle legate nell'anima da una dipendenza reciproca e feroce, crescono in un paesino nebbioso e anonimo vicino Modena. Ester, con i capelli tinti di nero, autolesionista e sessualmente promiscua, mette in scena finti suicidi come il protagonista del suo film preferito, e si lascia fecondare dal male e dall'amore. Alice, bionda, sessuofoba e intransigente, sembra invece accordata sulla nota stonata di una purezza ombrosa e risentita. Sullo sfondo di una provincia emiliana monotonamente verde finiscono negli stessi buchi neri, inghiottite dall'insoddisfazione e dalla rabbia.
RECENSIONE
Una storia che brucia. Una vicenda che graffia. Un romanzo che ferisce. Profondamente. Ho divorato questo libro con famelica bramosia. Perchè sono rare le scritture che catturano l'anima. Autrice italiana, storia forse un pò contorta ma sicuramente raccontata con delicatezza, cattiveria, paura, ardore. Una miscela esplosiva di sentimenti. La storia di due sorelle che si amano e si odiano. Il sesso, l'amore, la rivalità, la passione. E la morte. Tutte condite nello stesso piatto e divorato dalle protagoniste con rabbia. Flashback di infanzia e adolescenza. Forti pugni nello stomaco, improvvisamente, nel loro presente. Disperato, corrotto, finito. Un romanzo che sa di agrodolce. Un romanzo che è una fotografia.
Titolo Lei che nelle foto non sorrideva
Autore Cinzia Bomoll
Prezzo € 13,00
Acquistabile presso IBS
Dati 2006, 200 p.
Editore Fazi (collana Le vele)
Martin Millar
RAGAZZE LUPO
Fazi editore
Kalix ha diciassette anni ed è una ragazza ribelle, una ragazza lupo.
Ricchissima e nobile, ultima discendente della più antica dinastia di licantropi scozzesi, i MacRinnalch, ha trasgredito le regole della famiglia innamorandosi di Gawain, giovane lupo mannaro di umili origini, e adesso si nasconde, inseguita dai sicari, tra le strade di Londra. Vestita di stracci e magrissima ai limiti dell’anoressia, per tenersi su sorseggia del laudano da cui ormai è dipendente.
Certa di aver tagliato per sempre i ponti con la sua famiglia, Kalix si troverà suo malgrado coinvolta nella lotta per la successione alla reggia dei MacRinnalch, circondata da una serie di personaggi stravaganti: sua sorella, una stilista di tendenza dotata di poteri magici, le giovani cugine, dissolute musiciste della scena punk londinese, e due giovani umani, studenti universitari, che si prenderanno cura di lei, ammaliati fin dal primo istante da questa creatura straordinaria.
Ho dovuto riflettere per qualche giorno, prima di arrivare a un giudizio definitivo su "Ragazze lupo". Alla fine, nonostante per alcuni versi mi sia davvero piaciuto, non posso dedicargli una scheda della settimana, infatti il libro presenta difetti evidenti anche a una profana del genere horror-fantastico come me. Partiamo da ciò che ho apprezzato: in primis il sistema dei personaggi, originale e strutturato in modo tale che ognuno di noi può trovarne uno in cui rispecchiarsi e a cui affezionarsi. Io sono rimasta affascinata per motivi personali dalla protagonista, la bella Kalix, piena di problemi e tenebrosa; ma tra due sorelle musiciste, il giovane dalle umili origini e il lupo infemminato, ce n'è per tutti i gusti. Lo stile di Millar è piacevole e, imprevedibilmente, "Ragazze lupo" si legge alla svelta, anche se la mole può spaventare (667 pagine). Passando ai lati negativi, la trama conosce cadute clamorose, spesso in direzione del sentimentale alla soap opera o al comico con siparietti che non mi hanno divertito neanche un po'. Altra pecca: la ripetitività. Ad esempio Millar spesso accenna due o tre volte alcune vicende basilari, prima di svilupparli pienamente e alla lunga il meccanismo stufa. Mi dedicherò di nuovo al genere, magari con una puntatina nel vampiresco.
Mike Gayle
Mr Commitment
Hodder & Stoughton
Lui è Duffy, trent'anni, aspirante attore, innamorato di Mel, con cui spera di rimanere eternamente fidanzato. Il dramma scoppia quando lei gli chiede di sposarla. Inizialmente lui si piega ai suoi voleri, anche se in preda a uno scompiglio interiore neanche ben celato: Mel è la donna dei suoi sogni, ma il matrimonio non lo convince proprio...
Non sprecherò molte parole per questo libro: banale e poco divertente. Ma sicuramente sono condizionata dal mio odio per i personaggi trentenni, immaturi e perennemente indecisi su cosa fare della loro vita.
Antichrista
di Amélie Nothomb
TRAMA
"Antichrista": un titolo che già anticipa il senso di un racconto che ancora una volta presenta la personalità multiforme della sua autrice. Protagoniste due giovani donne: Christa ragazza bella, brillante, libera, intelligente e terribilmente bugiarda, contrapposta all'amica Blanche, mite, timida e bruttina che inizialmente vede nell'amica l'esempio luminoso e brillante da seguire e che gradulmente si accorge come dietro quella facciata si celi una vera Antichrista. Ma chi sarà la vincitrice finale di un rapporto vittima-carnefice che degenera sino a una guerra dichiarata del male contro il bene? Una storia incentrata sul rapporto sadico (e masochistico) di due adolescenti che ha dichiaratamente diversi elementi autobiografici.
RECENSIONE
Bello. Non trovo altri termini per descrivere questo romanzo. Breve, diretto, abilmente scritto. Anche se, per alcuni versi, ricorda il noto film "la mia peggiore amica", ma molto meno ricamato e meno drammatico. Vittima e carnefice che inevitabilmente si attraggono e si distruggono. Prima una, poi l'altra. A soli sedici anni. Il romanzo scorre, racconta con semplicità la battaglia interiore di una solitaria contro una creatura apparentemente perfetta. Il riflesso distorto allo specchio di una sé stessa che desidera ma sa di non poter essere. La scoperta della propria anima attraverso la sofferenza. Il furto della propria identità, dei propri affetti. La lotta per riconquistarli. E la vittoria. Con un finale che sa di agrodolce. Niente di più di una storia adolescenziale con sfumature psicologiche. Labili, sottili ma incisive. Non avevo ancora letto niente della Nothomb (nonostante l'avessi sentita più volta nominare) ma per fortuna ho acquistato questo libro. Sarà il primo di una lunga serie!
LIBRO DELLA SETTIMANA:
Zana Muhsen
Vendute!
Mondadori
Pag. 305
Incipit:
“Si chiama Mackenzie, ma io lo chiamo Mackie, mi piace di più. Lo amo e credo che anche lui ami me. Ma a quindici anni non si parla ancora d’amore.”
Recensione:
Non è facile scrivere un commento su “Vendute!”, poiché ha suscitato in me profonde sensazioni che vanno dallo sdegno alla rabbia ed inoltre perché la vicenda narrata mi ha scosso profondamente in quanto donna. La storia non è molto complessa: a sedici anni l’autrice è partita felice per lo Yemen, il paese nativo di suo padre, per una vacanza. La realtà che l’attendeva era molto diversa da quella che si era immaginata; infatti, nonostante fosse una cittadina inglese, era stata venduta dal padre e così si è trovata costretta a giacere con un ragazzino yemenita, il suo nuovo marito, e a svolgere i compiti massacranti che in quella società erano destinate alle donne, come riempire il serbatoio dell’acqua, trasportando grossi recipienti in equilibrio sulla testa per centinaia di metri. La situazione viene aggravata dal fatto che quel tragico destino viene condiviso dalla sorella Nadia, arrivata nello Yemen alcune settimane dopo Zana. Le due cercano di fare fronte comune e di resistere alle famiglie dei mariti e alle loro imposizioni, continueranno a lottare per anni e solo grazie all’aiuto della madre, Zana riuscirà a tornare libera in Inghilterra…
Non è possibile riassumere in poche righe la testimonianza sconvolgente contenuta in “Vendute!”. Al di là di facili condanne a una cultura estremamente diversa dalla nostra, penso che un libro come questo sia interessante perché porta a riflettere su quegli abusi ai danni delle donne che rimangono “dietro alle quinte”, di cui non si sente mai parlare; oltre a ciò penso che sia importante soffermarsi ogni tanto sulle “piccole cose” che diamo sempre per scontate, ma che in certi momenti diventano essenziali.
“Vendute!” è stato pubblicato per la prima volta nel 1991, quindi spero che la condizione femminile nello Yemen sia migliorata. Purtroppo, un po’ di tempo fa, ho letto su un quotidiano la una notizia riguardante una bambina di otto anni che chiedeva il divorzio dal marito per maltrattamenti e, alla luce dei fatti riportati da Zana, quell’articolo mi appare ancora più sinistro.
Un assaggio:
“Menzogne, niente altro che menzogne. Si era trattenuto nello Yemen per nove mesi apparentemente per lavorarci e per far conoscere i bambini ai suoi genitori. Era ovviamente una bugia, infatti i suoi figli maggiori sono spariti. A noi ha promesso vacanze al mare, sulla sabbia, fra le palme… bugie, bugie. Eccomi reclusa e stuprata.
La stessa sorte attende Nadia domani. Che cosa fa mamma, che cosa sa?”
TITOLO: Ritratto di signora
AUTORE: Henry James
Newton & Compton Editori
Cosa spinge una donna intelligente dell’Ottocento a negare la propria mano a aitanti giovanotti inglesi e a corteggiatori ormai collaudati che impazziscono tutti per lei? Semplicemente conoscere il mondo direbbe Isabel Archer, voler penetrare in ogni ambito della mente umana e mostrare sempre la superiorità del proprio giudizio che con lungimiranza evita scandali o situazioni il cui perdurare potrebbe causare solo una intensa desolazione nell’animo di chi le subisce, replica Madame Merle con la solita scaltrezza. L’amore per la patria, esclamerebbe una pimpante giornalista venuta dal Nuovo Mondo, inseguendo Isabel nel vecchio continente, il voler compiacere un padre che pare amorevole e innocuo e ha come unico scopo nella vita proteggere l’aurea mediocritas in cui si è barricato. Il successo, affermerebbe Lydia Touchett, o un ideale simile al vero amore, direbbe Lord Warburton avvolto dal suo spettro melanconico di innamorato perso. Anche il signor Goodwood condividerebbe le opinioni del degno avversario seppur con amarezza , ma forse è la pazienza a renderli differenti e altrettanto meritevoli di fronte alla bella Isabel. Per il cugino Ralph è il mettersi alla prova, così forse è per questo che, quando suo padre muore l’uomo decide di lasciare alla cugina Isabel conosciuta solo qualche tempo prima e di cui è perdutamente innamorato, parte della sua eredità, dandone i meriti al padre ormai deceduto e mantenendo così il segreto. Le propina una somma tale da renderla una degna padrona del mondo, aprendole le strade verso i paesi che dall’America poteva solo sognare. Ralph non sospettava minimamente di maledirla concedendole di poter soddisfare ogni suo desiderio, la giudicava più coscienziosa di quanto ella non fosse. Così inizia un’epopea lenta tra l’Inghilterra e l’Italia che sembra non dover mai finire, lenta e minuziosa, tessuta meticolosamente da due tarantole d’eccezione. Nelle loro mani, agnelli per facciata, diavoli per indole, il destino della ragazza si consuma e si disfa mentre si getta il ritratto su una fiera di caratteri e di situazioni tipiche nella società dei secoli passati, fatta di cercatori di doti simili a principi azzurri e luminose fate madrine che si rivelano serpi in pectore.
Ritratto di signora è un libro che non entusiasma da principio. La storia è carica di dialoghi e battute di spirito, offerte dall’insuperabile Ralph Touchett e retta dalla maestria narrativa di Henry James, impreziosita dalle azioni e dai punti di vista raffinati dei personaggi secondari e ottenebrata e confusa grazie alla presenza del “ re e della regina” che come in ogni buona partita di scacchi devono restare coperti fino all’ultimo minuto possibile. E come in ogni partita, il re egoista resta in un angolo a temere per se stesso e la regina combatte. E possono cadere mille pedoni, ma il re sarà difeso fino alla fine. Questo libro potrebbe riassumersi così, perché parlarne ulteriormente leverebbe il gusto di leggerlo. Devo ammettere che verso le ultime pagine ho pianto per ore, ma mi ero ormai affezionata ai personaggi e all’insegnamento profondo di Henry James: anche i migliori cervelli hanno un punto debole, specie se il lupo che li conduce per mano è mascherato da agnello e l’amore annebbia loro il giudizio.
Gilbert Sinoué
IL RAGAZZO DI BRUGES
Neri pozza editore
Firenze, giugno 1441: nei pressi della locanda dell'Orso un ragazzo sta conversando con il celebre scultore e pittore Lorenzo Ghiberti, quando viene colpito da morte da una daga. Anversa e Tournai, durante lo stesso anno: Willemarck e Wauters, due giovani apprendisti di Van Eyck - il grande artista delle Fiandre cui si deve, secondo molti, l'invenzione della pittura a olio - vengono trovati cadaveri con la gola tagliata e il medesimo pigmento in bocca: Terra di Verona.
Bruges, ancora nel 1441: Jan, il giovane figlio adottivo di Van Eyck, di ritorno verso sera da casa di messer Cornelis con un prezioso cofanetto di pigmenti, si imbatte in un'orrenda visione: il corpo di un uomo con gli occhi strappati, la gola squarciata e una polvere verdastra che gli cola dalle labbra…
Inizialmente "Il ragazzo di Bruges" mi ha coinvolto parecchio, soprattutto grazie alla descrizione delle tecniche pittoriche di Van Eyck e all'intrigante giallo degli artisti uccisi per strada. Purtroppo il romanzo prende una piega troppo fantasiosa, sconfinando nel fantastico, tanto che mi ha ricordato "Il codice Da Vinci" di Dan Brown. Pollice inverso, ma in futuro ci riproverò con Sinoué!
LIBRO DELLA SETTIMANA:
Jeff Lindsay
IL NOSTRO CARO DEXTER
Sonzogno editore
Pag. 323
Come inizia:
“C’è di nuovo quella luna, che galleggia bassa e paffuta nella notte tropicale. Il suo richiamo solca il cielo opaco fino alle orecchie frementi di quella vecchia presenza nell’ombra: il Passeggero Oscuro, rannicchiato comodo comodo sul sedile posteriore della Dodge dell’ipotetica anima di Dexter.”
Trama e commento:
“Il nostro caro Dexter” è il seguito di “La mano sinistra di Dio” e, come risulta evidente dal titolo, Lindsay riprende a narrare le giornate del moderno Dott. Jekyll e Mr. Hyde, Dexter Morgan. Per chi non lo conoscesse, quest’ultimo di giorno è un agente della polizia scientifica di Miami, specializzato nell’analisi delle macchie e degli schizzi di sangue; di notte è un killer di serial killer. Il libro si apre con Dexter impegnato a ripulire la città da due pedofili e assassini di bambini, ma a metà dell’opera viene disturbato dal tenente Doakes che sta iniziando a fiutare qualcosa. Per non farsi smascherare, Dexter decide di recitare per un po' la parte del bravo poliziotto e del fidanzato perfetto, dedicando molto tempo a Rita e ai due bambini di lei. Mentre cerca di depistare il collega, viene coinvolto dalla sorellastra Debbie nel caso di un sadico serial killer che uccide mutilando con precisione chirurgica le sue vittime, lasciandone alcune vive…
Solo da tali brevi cenni potete capire che “Il nostro caro Dexter” è un bel thriller, dove la tensione e la suspance la fanno da padrone. Il personaggio protagonista è originale e sono sicura che vi conquisterà con la sua ironia sfacciata e esilarante. Un esempio: “Sempre a me, non vi pare? Non sono una persona particolarmente gentile, ma chissà per quale motivo è sempre me che chiamano quando hanno un problema. Oh Dexter, un mostro violento e disumano ha catturato il mio fidanzato! Bè, dannazione, anch’io sono un mostro violento e disumano… Non dovrei per questo avere il diritto di starmene in pace?”. Forse “Il nostro caro Dexter” ha qualche difetto, come la mancanza cronica di rinforzi nei momenti critici – i protagonisti sembrano spesso abbandonati a se stessi, senza il sostegno dei colleghi, però resta un giallo godibile e interessante. Il primo volume di Lindsay ha sicuramente qualcosa in più, tuttavia bisogna ricordare che si trattava del debutto assoluto del mitico Dexter Morgan e indubbiamente resterà insuperabile.
A mio parere la traduzione dei titoli delle opere di Lindasy è pessima, quindi è necessaria una precisazione: non dovete confondere questo romanzo con “Darkly Dreaming Dexter” che è il primo della serie; invece il titolo originale del secondo volume è “Dearly Devoted Dexter”.
Sophie Kinsella
Ti ricordi di me?
Mondadori
Quando Lexi si sveglia in un letto di ospedale, non ricorda proprio cosa le sia successo. È convinta di avere 25 anni, di essere povera in canna, con una vita sentimentale disastrosa, i denti storti e le unghie smangiucchiate... E invece eccola fresca di parrucchiere, con una bocca perfetta, mani curatissime, un lavoro da super manager e un sacco di soldi! Sì, perchè oltretutto è sposata a un bellissimo miliardario. Ma come è possibile? Il fatto è che lei in realtà ora ha 28 anni, ma non ricorda nulla del suo passato recente e non riesce proprio a riconoscersi. Ma almeno ha la vita perfetta, e questo sembra un buon inizio... o no?
La Kinsella crea sempre dei romanzi - snack, leggeri e gustosi, dal gusto dolce e prevedibile. Le sue eroine si assomigliano una con l'altra: sono donne carine, un po' pasticcione, ma che alla fine riescono a cavarsela. Ma diciamocela tutta: è proprio quello che si aspetta una lettrice che compra un libro targato Kinsella! Insomma... "Ti ricordi di me?" soddisfa le attese e fa passare qualche piacevole ora.
Cathleen Schine
I newyorkesi
Mondadori
In un piccolo quartiere di New York, vicino a Central Park, Jody, un'insegnante quasi quarantenne, porta a spasso il suo vecchio cane, un pit bull di nome Beatrice. Spesso incontra altri proprietari di cani e un giorno si innamora di Everett...
Inizialmente mi aveva attirato la focalizzazione su diversi abitanti dello stesso quartiere, sconosciuti tra loro, ma che di tanto in tanto si "incrociano" casualmente e pian piano entrano in relazione uno con l'altro; mi ha ricordato molto il film "Crash" con Sandra Bullock. Però non capisco perchè l'autrice ha inserito, qua e là, un narratore che si rivolge direttamente al lettore: è inutile e spezza un meccanismo narrativo che mi pareva abbastanza ben riuscito. Al di là di questo, la storia non dà particolari emozioni (nè in negativo nè in positivo), quindi non mi sento di consigliarlo.
Libro della settimana:
Sophie Gee
Lo scandalo della stagione
Neri Pozza editore
Pag. 386
Come inizia:
“Fin da lontano se ne udiva il clamore. C’erano scoppi di musica e, a ondate, flussi di risate e conversazioni, più forti quando coloro che stavano facendo baldoria si rovesciavano nel cortile. Di continuo, a distanza di pochi minuti, nuove grida d’allegria echeggiavano nell’aria della notte. Era in corso il ballo in maschera dell’ambasciatore francese.”
Recensione:
“Lo scandalo della stagione” è un romanzo storico ambientato nell’Inghilterra di inizio Settecento, in particolare gli avvenimenti si svolgono in estate, la stagione dei balli e dei ricevimenti: giorni cruciali per trovare nuove amicizie, per accasarsi o per progettare incredibili congiure. Al trono si trova la regina Anna, protestante che tuttavia discende dagli Stuart e, per la prima volta in due secoli, protestanti e cattolici si trovano a vivere in pace. L’Inghilterra vive un periodo di prosperità senza precedenti, ma una questione rimane aperta. La regina è senza eredi e alcune frange di nobili, i cosiddetti giacobiti, cospirano segretamente per riportare in Inghilterra il re cattolico Giacomo III, al momento esiliato in Francia. Questa è la scena su cui si muovono i protagonisti del romanzo della Gee: le sorelle Teresa e Martha, che giungono a Londra per la stagione mondana, con la speranza di trovare un buon marito; Alexander Pope, giovane rampollo di una famiglia rifugiatasi a Binfield per sfuggire alle persecuzioni, che scrive poesie e spera di trovare in città l’ispirazione per scrivere una grande opera che lo renda famoso; mentre Arabella Fermor, una delle dame più corteggiate del momento, si innamora di Lord Robert Petre, gentiluomo con lo sguardo sprezzante e ironico. Saranno loro dare vita al più grande scandalo che la prima metà del Settecento inglese ricordi, raccontato magistralmente da Pope nel poema satirico “Il ricciolo rapito”.
Il debutto letterario della Gee merita di essere letto, anche se non si può definire un capolavoro. Ciò che più mi ha affascinato è l’ambientazione storica: la scrittura fluida ci riconduce tra le strade sporche e i sontuosi palazzi della metropoli inglese, senza trascurare le abitudini dei ricchi (dagli amori leciti e segreti, agli intrighi politici, passando per le consuetudini nell’abbigliamento) e ci ricorda la condizione della donna in quell’epoca: una moneta di scambio tra famiglie potenti, un modo per sancire un’alleanza o guadagnare denaro grazie alla dote fornita dalla ragazza…
Nodo di sangue
di Laurell K. Hamilton
TRAMA
Benché sia una "cacciatrice di vampiri", Anita Blake riceve nel suo ufficio proprio la visita di uno di essi, latore di una singolare richiesta d'aiuto: soltanto lei, infatti, può fermare il serial killer che, da qualche tempo, circola per St. Louis e si accanisce proprio sui vampiri. Anita rifiuta seccamente, ma quella sera stessa incontra un affascinante e potentissimo vampiro, Jean Claude, che, senza mezzi termini, la ricatta: o lei accetta l'incarico oppure la sua migliore amica morirà. E così la caccia comincia.
RECENSIONE
Nonostante l'abbia letto molto tempo fa è sicuramente uno di quei romanzi che restano, nel vero senso della parola. Questo è l'inizio di una serie di romanzi dell'autrice sull'eroina moderna Anita Blake, cacciatrice di vampiri ed è sicuramente il principio di una lettura molto più che piacevole. Come amante della figura del vampiro non potevo farmi scappare questo romanzo. La vicenda si muove bene, con maestria. L'autrice è un'ottima conduttrice del gioco. Ti prende per mano e ti trascina nei luoghi oscuri della città, attraverso la mente della protagonista (seducente ma alquanto fredda e distaccata), ti avvicina alle figure misteriose dei vampiri e ti fa sentire la paura, quella che si ha quando in ballo c'è un serial killer. Ecco che tifi per Anita, ecco che l'accompagni nel suo percorso, nei vicoli, nei locali, nelle passioni. Un romanzo assolutamente ben scritto e ben dosato. Una nuova saga sui vampiri che ha come protagonista una loro nemica. Un'altra visione della "storia" e per questo non meno interessante. Da leggere.
Gli altri romanzi della serie
Resti mortali
Il circo dei dannati
Luna nera
Polvere alla polvere
Il ballo della morte
Dono di cenere
Blue moon
Titolo Nodo di sangue
Autore Laurell K. Hamilton
Prezzo € 8,60
Non disponibile su IBS
Dati 2005, 338 p., brossura
Traduttore Zabini A.
Editore TEA (collana Teadue)
Libro della settimana:
Micheal Connelly
The Overlook
Orion Books
Pag. 260
Inedito in Italia alla data corrente
Come inizia:
“The call came at midnight. Harry Bosch was awake and sitting in his living room in the dark. He liked to think that he was doing this because it allowed him to hear the saxphone better. By masking one of the sense he accentuated another.”
Trama e commento:
In “The Overlook” Harry Bosch si trova a che fare con uno scenario nuovo: un omicidio complicato dallo spettro del terrorismo. Infatti l’investigatore della polizia di Los Angeles deve collaborare, suo malgrado, con l’F.B.I. per scoprire chi ha ricattato e in seguito ucciso un fisico, riuscendo a procurarsi una certa quantità di materiale radioattivo che potrebbe essere utilizzato per uccidere. La minaccia di una “bomba sporca” incombe sulla città, mentre Harry e il suo nuovo partner cercano di chiarire i lati oscuri della vicenda…
Sinceramente quando ho acquistato questo romanzo in una stupenda libreria di Brighton su quattro o cinque piani (un mondo incantato per la vostra principessa felice) non ero molto convinta, leggendo la quarta di copertina mi pareva che Connelly avesse fatto un buco nell’acqua, tentando di legare un thriller a uno dei temi di più scottante attualità. Invece l’iniziale scetticismo si è sciolto superati i primi capitoli, man mano che il ritmo si fa più serrato e, quando sono giunta alle ultime pagine - dove la tensione è al culmine - mi sono resa conto che tutto filava liscio e non avevo speso i miei soldi inutilmente. Mi piace molto come l’autore americano ha saputo sfruttare a suo vantaggio un tema da prima pagina, adattandolo al suo stile: il risultato è un giallo brillante che vi farà dimenticare lo scorrere del tempo. Buona lettura!
Isabel Wolff
Forget me not
Harper Collins Publishers
Anna Temple ha deciso di cambiare la sua vita. Dopo la morte della madre, decide di lasciare un lavoro sicuro nella City londinese e di iscriversi a un corso per diventare architetto di giardini. Nel frattempo, conosce Xan, un affascinante giornalista, e inizia una storia con lui. Dopo due mesi il mondo le crolla addosso quando scopre di essere incinta e Xan sta per trasferirsi in Indonesia...
Una storia al femminile, toccante e divertente, senza picchi di merito nè di demerito. Dai, gli assegnerei una sufficienza piena!